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"You're a genius. You figured out cold fusion. You saved the polar bears, you fixed global warming. I mean, you made desalination sustainable. You solve problems like this, like, every day. If anyone... anyone can figure out why these scars exist and how to put the world back to the way it was... it's you, dude."

Per tutta l'estate scorsa i fan dei fumetti e gli appassionati di serie tv si sono ritrovati nella stessa medesima condizione di attesa per la terza season premiere di The Flash: Flashpoint Paradox. Per motivi diversi, la trasposizione di una delle storie più conosciute dei comic americani da un lato e l'interesse per i potenzialmente infiniti sviluppi narrativi dall'altro, la trepidazione era alle stelle. Forse proprio per questo iperbolismo mancato, come tutti sanno, il viaggio di Barry Allen nelle terre alternative si è poi dimostrato essere poco più che un fiasco. Anche il trio di magici showrunner non doveva essere troppo contento del risultato perché dopo poco più di sei mesi eccoli pronti a riprovarci: benvenuti a Doomworld, per gli amici "Flashpoint uscito meglio ma non troppo meglio".
Partiamo da questo "non troppo meglio", facendo una premessa che vale per tutto l'episodio: questo pre season finale è un episodio estremamente fumettistico, anzi probabilmente si contende il titolo di episodio più fumettistico di queste due stagioni con "The Justice Society Of America"; nel bene e nel male. Con questa definizione infatti possiamo descrivere allo stesso tempo i pregi e i difetti di questo episodio. A livello generale infatti il tutto procede piuttosto bene, soprattutto grazie allo stratagemma ipotetico che così tante serie hanno adoperato per mettere in piedi commedie delle parti in cui i ruoli si intercambiano e si reinventano continuamente. Lo scenario distopico è un omaggio ai vari what-if-drama e soprattutto Matt Letscher si ritrova perfettamente a proprio agio nel ruolo da cattivo da fumetto: padrone del mondo e filantropo salvatore di orsi polari, velocista imbattibile e crudelmente misericordioso nel lasciare in vita i nemici di sempre. Inutile dirlo, al suo confronto, Darhk e Merlyn risultano molto più fastidiosi e male scritti.
Un episodio del genere, rimescolando tutte le carte in gioco, ha anche il pregio di preparare degnamente il terreno al finale di stagione, pur senza rinunciare alla leggerezza di fondo con continue gag sui nuovi status quo dei personaggi. La tensione si innalza improvvisamente in particolare attraverso la rottura della lancia e l'improvvisa e inaspettata morte di Amaya, vere e proprie rampe di lancio per la chiusura ad effetto che ci attende nel prossimo episodio. Il tutto è poi impreziosito dalla performance border-line di Arthur Darvill che tra il suo accento britannico e la compagnia di Gideon riesce a regalare delle vere e proprie chicche (letteralmente, tra l'altro) nonostante il minutaggio ridotto.

"This world we're in now is wrong. Reality has changed somehow. There's signs everywhere if you know where to look. There's subtle inconsistencies in the fabric of reality. Uhm, I call 'em scars. You know, like after you've been operated on. Well, reality has been operated on."

Quanto scritto finora coglie la positività del quadro generale, frutto del lavoro complessivamente efficace di questa seconda annata di cui abbiamo decantato lungamente in questi mesi le numerose scelte ed evoluzioni azzeccate. Come si può capire però, c'è un gigantesco "ma" all'orizzonte. Andando a guardare infatti nel dettaglio il mosaico di avvenimenti che costituiscono questa puntata, ci si accorge di come questa sia un unico gigantesco buco di sceneggiatura - tre parole, che lo sappiamo, sono una costante nelle nostre recensioni di LoT. "Doomworld" come anticipavamo all'inizio è la coesistenza stessa tra l'aspetto "fumettoso" di intrattenimento duro e puro e l'aspetto "fumettistico" fatto di continui deus ex machina ed escamotage che fanno acqua da tutte le parti. A cominciare dall'esistenza stessa delle Leggende in questo mondo, continuando poi per Amaya che tornerà sicuramente già a partire dal prossimo episodio per scongiurare un devastante effetto farfalla, passando per la pistola dei ricordi di Ray (prossimamente consultabile sulla Treccani come sinonimo di "arrampicata sugli specchi") e la distruzione della lancia, un artefatto mistico che non poteva assolutamente essere distrutto se non attraverso un altro artefatto mistico. Da questo punto di vista tutti e i 42 minuti trasudano superficialità e poca attenzione ai dettagli. Una disaffezione ancora più accentuata nei confronti degli spettatori che seguono tutte e tre le serie DCCW (per noi Supergirl non conta), costretti a domandarsi (pur essendo ben a conoscenza della risposta) perché l'utilizzo della Lancia da parte della Legione non ha avuto ripercussioni temporali sugli altri due show. Come dire, l'universo condiviso esiste solo quando fa comodo ai rating.

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Rip Antman
  • Thawne, Merlyn, Darhk, Snart e Rory: un trio di supercattivi coi fiocchi
  • Scenografie distopiche riuscite
  • Tutto sommato, buone premesse per poter chiudere degnamente la stagione
  • Alcuni sketch degni di nota
  • La pistola dei ricordi
  • E' ufficiale, l'unico universo condiviso degno di questo nome è quello Marvel
  • Buchi. Di. Sceneggiatura.

Dare un voto a questo episodio, come si può capire dalla recensione, non è stato facile perché i vizi e i difetti, l'intrattenimento e le perplessità coesistono saldamente legati tra di loro. Alla fine abbiamo optato per un Save Them All. Vi consigliamo caldamente di vederlo come un Thank a cui una certa pistola ha tolto numerosi punti credibilità. 

Fellowship Of The Spear 2x151.72 milioni - 0.6 rating
Doomworld 2x161.59 milioni - 0.5 rating




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